Archivio per la Categoria “Canzoni”

Amis “capa”, Amis “Capa” bois do ton ver, e sour tout le verse pas!

E port le a frontibus, so nasibus, so mentibus, so sexibus e glu e glu e glu (fino a che il boccale non è completamente vuoto).

Il è de notre, il ha beu son ver come les autre!!!

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Ho comprato la moto Morini – l'ho comprata soltanto per te – ma da quando non fai più i pompini – la moto Morini la tengo per me…

RIT. Ehh, prendimelo in man, stringimelo ben, baciamelo in punta, smack, smack; Questa è la canzone ch'io canto per te!

Ho comprato la moto Suzuki – l'ho comprata soltanto per te – ma da quando tu non me lo suchi – la moto Suzuki la tengo per me… RIT.

Ho comprato la moto Laverda – l'ho comprata soltanto per te – ma da quando tu puzzi di merda – la moto Laverda la tengo per me… RIT.

Ho comprato la Moto Guzzi – l'ho comprata soltanto per te – ma da quando non ti lavi e puzzi – la Moto Guzzi la tengo per me… RIT.

Ho comprato la Vespa 50 – l'ho comprata soltanto per te – ma da quando non ti metti a 90 – la Vespa 50 la tengo per me…RIT.

Ho comprato la moto Ducati – l'ho comprata soltanto per te – ma da quando la dai solo ai frati -la moto Ducati la tengo per me… RIT.

Ho comprato lo scooter Piaggio – l'ho comprato soltanto per te – Ma da quando non me la dai neanche a Maggio – lo scooter Piaggio lo tengo per me… RIT.

Ho comprato la villa in Sardegna – l'ho comprata soltanto per te – ma da quando ti puzza la fregna – la villa in Sardegna la tengo per me…  RIT.

Ho comprato un carro col mulo, l’ho comprato soltanto per te – ma da quando non mi dai più il culo il carro col mulo lo tengo per me… RIT.

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Osteria numero ZERO – vedo un prete tutto nero – che con mille contorsioni – suona il piano coi coglioni.

RIT.: Dammela a me, biondina, dammela a me, bionda!

Osteria numero UNO – in cantina non c'è nessuno – ci son solo suore e frati – che s' inculano beati.

RIT.

Osteria numero DUE – le mie gambe tra le tue – le tue gambe tra le mie – fanno mille porcherie.

RIT.

Osteria numero TRE – la Peppina la fa il caffè – fa i caffè una volta al mese – con le pezze del marchese.

RIT.

Osteria numero QUATTRO – la Peppina ha rotto il piatto – e per non farlo vedere – se lo infila nel sedere.

RIT.

Osteria numero CINQUE – c'è chi perde e c'è chi vince – ma chi perde, caso strano – se lo trova dentro l'ano.

RIT.

Osteria numero SEI – il casino degli Ebrei – qui son tutti dei porconi – metton dentro anche i coglioni.

RIT.

Osteria numero SETTE – il salame piace a fette – ma alle donne, caso strano – il salame piace sano.

RIT.

Osteria numero OTTO – la Marchesa fa il risotto – fa il risotto ben condito – con lo sperma del marito.

RIT.

Osteria numero NOVE – I soldati fan le prove – fan le prove contro il muro – per veder chi l’ha più duro.

RIT.

Osteria numero DIECI – la marchesa fa le veci – fa le veci del marito – utilizzando il medio dito.

RIT.

Osteria numero VENTI – se la figa avesse i denti – quanti cazzi all'ospedale – quante fighe in tribunale.

RIT.

Osteria numero TRENTA – chi è culo non si penta – oggigiorno, caso strano – va di moda il deretano.

RIT.

Osteria numero QUARANTA – il mio cazzo sa di Fanta – se gli dai una succhiata – senti anche che è gasata.

RIT.

Osteria numero CENTO – se la figa andasse a vento – quanti cazzi in alto mare – si vedrebbe navigare.

RIT.

Osteria numero DUECENTO – il mio cazzo è di cemento – ha sfondato tanti muri – figuriamoci quanti culi.

RIT.

Osteria numero TRECENTO – più tu spingi, più va dentro – ma se spingi oltre misura – poi ti nasce una creatura.

RIT.

Osteria numero MILLE – il mio cazzo fa scintille – fa scintille sulla legna – figuriamoci nella bergna.

RIT.

Osteria del DUEMILA – se la figa andasse a pila – quanti corti circuiti – tra le palle dei mariti.

RIT.

Osteria numero N – il mio cazzo ci ha le antenne – quando incula il sagrestano – sente radio Vaticano.

RIT.

Osteria del CIMITERO – è successo un fatto nero – due cadaveri putrefatti – si scopavano come matti.

RIT.

Osteria del GALLO D'ORO – è uno stronzo chi fa il coro…- (coro) ma il più stronzo della lista – è colui che fa il solista.

RIT.

Osteria del VATICANO – pure il papa ha il cazzo in mano – va gridando "Porco Dio – voglio fica pure io…

RIT.

    

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Fratelli d'Italia,
l'Italia s'è desta,
dell'elmo di Scipio
s'è cinta la testa.
Dov'è la vittoria?
Le porga la chioma,
che schiava di Roma
Iddio la creò.

Stringiamoci a coorte,
siam pronti alla morte.
Siam pronti alla morte,
l'Italia chiamò.
Stringiamoci a coorte,
siam pronti alla morte.
Siam pronti alla morte,
l'Italia chiamò!

Noi fummo da secoli
calpesti, derisi,
perché non siam popoli,
perché siam divisi.
Raccolgaci un'unica
bandiera, una speme:
di fonderci insieme
già l'ora suonò.

Stringiamoci a coorte,
siam pronti alla morte.
Siam pronti alla morte,
l'Italia chiamò.
Stringiamoci a coorte,
siam pronti alla morte.
Siam pronti alla morte,
l'Italia chiamò!

 
Uniamoci, uniamoci,
l'unione e l'amore
rivelano ai popoli
le vie del Signore.
Giuriamo far libero
il suolo natio:
uniti, per Dio,
chi vincer ci può?

Stringiamoci a coorte,
siam pronti alla morte.
Siam pronti alla morte,
l'Italia chiamò.
Stringiamoci a coorte,
siam pronti alla morte.
Siam pronti alla morte,
l'Italia chiamò!

Dall'Alpi a Sicilia
Dovunque è Legnano,
Ogn'uom di Ferruccio
Ha il core, ha la mano,
I bimbi d'Italia
Si chiaman Balilla,
Il suon d'ogni squilla
I Vespri suonò.

Stringiamoci a coorte,
siam pronti alla morte.
Siam pronti alla morte,
l'Italia chiamò.
Stringiamoci a coorte,
siam pronti alla morte.
Siam pronti alla morte,
l'Italia chiamò!

Son giunchi che piegano
Le spade vendute:
Già l'Aquila d'Austria
Le penne ha perdute.
Il sangue d'Italia,
Il sangue Polacco,
Bevé, col cosacco,
Ma il cor le bruciò.

Stringiamoci a coorte,
siam pronti alla morte.
Siam pronti alla morte,
l'Italia chiamò.
Stringiamoci a coorte,
siam pronti alla morte.
Siam pronti alla morte,
l'Italia chiamò!

 

(Goffredo Mameli 1827-1849) 

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KA  MATE,   KA  MATE,  KA  ORA,  KA  ORA

TENEI   TE  TANGATA  PUHURU  HURU.

NANA  NEI  I  TIKI  MAI  WHAKAWHITI  TE  RA

A  UPA…..NE,  KA UPA….NE, A UPANE

KAUPANE  WHITI  TE  RA.

 

E’ la morte, è la morte, è la vita, è la vita
Questo è l’uomo peloso che ha convinto il sole
a splendere di nuovo.
Un passo in su, un passo in su, un passo in su,
un altro passo in su. Il sole che splende.

(Danza di guerra scritta dal capo Maori Te Rauphara 
nel 1820)

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